N.S. Ecologistic
Ennesimo tavolo
ministeriale, ennesima fuga istituzionale da parte dell'amministrazione
comunale di Ginosa. Nella giornata di martedì 15 settembre, si è tenuta a Roma
presso il MIMIT la riunione plenaria programmata fin dallo scorso 4 agosto per
dirimere la questione legata al passaggio di proprietà dei capannoni ex
Miroglio.
Al tavolo erano presenti tutti gli attori protagonisti di questa vertenza: il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (rappresentato dal Consigliere Giampietro Castano), la Regione Puglia, i vertici di Ecologistic e tutte le sigle sindacali nazionali e territoriali. Unico, pesantissimo assente ingiustificato: il Sindaco di Ginosa. Un'assenza ancor più inaccettabile se si considera che l'incontro era stato ufficialmente convocato da tempo, come attesta inequivocabilmente la comunicazione ministeriale inviata alle parti. Lo stesso copione era già andato in scena il giorno 8 settembre quando, nelle stesse stanze ministeriali, il Sindaco Parisi non partecipava all’incontro, convocato in forma “ristretta” tra Comune – Azienda – Mimit – Regione Puglia per verificare la possibilità di definire la controversia.
Invece di sedersi al tavolo delle trattative mettendoci la faccia, il primo cittadino ha preferito nascondersi dietro una nota scritta, letta pubblicamente dal Dott. Castano, che ha lasciato sgomenti i presenti per la sua totale mancanza di coerenza logica e istituzionale. Una lettera che, nei fatti, dice tutto e il contrario di tutto. Da un lato, il Sindaco dichiara di voler cercare un accordo stragiudiziale, ma pretende assurdamente che sia il Ministero a "calare" una proposta scritta, ignorando un principio basilare: il MIMIT è un organo deputato a mediare tra le parti, non a sostituirsi a esse scrivendo accordi al buio. Dall'altro lato, il primo cittadino invoca la sovranità del Consiglio Comunale, ma continua a rifiutarsi di partecipare ai tavoli necessari proprio per costruire una proposta concreta da portare in Assise. E, per non farsi mancare nulla, paventa di voler risolvere la questione nelle aule di tribunale, salvo poi proporre, con incredibile leggerezza, un inutile prolungamento del comodato d'uso gratuito.
Se una parte continua sistematicamente a negarsi al dialogo, nascondendosi dietro queste sfacciate tattiche dilatorie, è evidente che nessuna soluzione condivisa potrà mai essere trovata.
Di fronte a questo atteggiamento, le reazioni al Ministero sono state durissime. Sia i funzionari del Ministero e della Regione, sia i rappresentanti delle organizzazioni sindacali hanno espresso profondo disappunto, definendo la strategia del Comune "un modo un po' artificioso di fare politica" definendo scorretta e irriverente, nel contenuto e nella forma, la nota trasmessa dal Sindaco che non ha, probabilmente, ancora razionalizzato la portata del problema e il livello istituzionale dell’interlocuzione.
Un'azione di condanna unanime è giunta, in particolar modo, da tutte le organizzazioni sindacali presenti. Franco Rizzo, esponente dell'USB, non ha usato mezzi termini, bollando la diserzione del primo cittadino come "un errore madornale e una mancanza di rispetto nei confronti di tutti i soggetti" intervenuti faticosamente per chiudere una vertenza che, per i rappresentanti dei lavoratori, è di fatto già chiusa dal 2023. I sindacati hanno apertamente smascherato l'ostruzionismo del Comune: si gioca a fare "melina", alimentando uno stato di confusione generale per sovrapporre ad arte due argomenti che non c'entrano nulla l'uno con l'altro. Da una parte vi è un accordo ministeriale i cui vincoli sono stati totalmente rispettati dall'azienda, rendendo il passaggio di proprietà un atto dovuto e non discutibile; dall'altra c'è il nuovo iter impiantistico, su cui lo stesso sindacato ha invocato chiarezza e un vero Consiglio Comunale aperto, mettendo in guardia l'amministrazione dal gravissimo rischio di far scappare l'occupazione da un territorio che ha "tanta fame di lavoro".
Durante il vertice è emersa una cruda verità che inchioda il Comune alle proprie responsabilità istituzionali: come sottolineato a chiare lettere nel corso del dibattito, se si arriva al paradosso in cui un accordo siglato nella "patria degli accordi", ovvero un Ministero della Repubblica, non viene poi rispettato proprio dalla parte pubblica, si decreta la fine della credibilità dello Stato e dell'intero sistema. I sindacati hanno infatti ribadito che la proprietà dell'ex Miroglio è un patrimonio morale dei lavoratori, ceduto all'Ente solo in veste di garante. Giova peraltro ricordare un fatto emblematico: nel 2014, il sindaco dell'epoca tentennò non poco prima di prendersi in carico lo stabilimento, pur sapendo che si trattava di un'intestazione esclusivamente temporanea e transitoria. Altro che "bene del Comune" da rivendicare oggi per fare ostruzionismo e bloccare lo sviluppo. Proporre oggi una proroga del comodato a chi ha investito milioni con la promessa della proprietà – per usare le parole dei sindacati – è "come se si chiedesse a qualcuno che ha fatto investimenti in un'abitazione, di cui gli era stata promessa la proprietà, di prorogargli l'affitto". Una mossa istituzionalmente e umanamente inaccettabile.
Ecologistic è giunta al 42esimo chilometro di una maratona complessa, rispettando ogni singola scadenza e ogni singolo impegno occupazionale e industriale, garantendo il futuro a 111 famiglie. L'azienda pretende il definitivo trasferimento della proprietà come sancito dagli accordi e non accetterà mai che lo sviluppo industriale, il lavoro e il futuro del territorio vengano tenuti in ostaggio dalla fuga e dai capricci di chi fugge dalle proprie responsabilità.