IL PETROLIO CROLLA, MA IL RISPARMIO ALLA POMPA NON ARRIVA DI PARI PASSO: "CHI CI GUADAGNA?" Just tv

19/06/2026

Cittadini, imprese e autotrasportatori tarantini chiedono chiarezza e credibilità sui prezzi dell’energia e il giusto riconoscimento per un territorio che da decenni ne sostiene i costi Giovanni Palmisano, presidente di Confartigianato Taranto, interviene sull’andamento dei prezzi energetici e sulle ripercussioni che continuano a gravare sulle imprese dell’autotrasporto e sugli artigiani di tutti i settori. “Stiamo assistendo ancora una volta a un meccanismo che cittadini, automobilisti, artigiani e autotrasportatori faticano sempre di più a comprendere. Quando il petrolio sale, gli effetti sui prezzi sono immediati: aumentano carburanti, trasporti, prodotti e servizi. Quando invece il petrolio scende in maniera significativa, come sta accadendo in queste settimane, tutto diventa improvvisamente più lento, più complesso e meno evidente. In poche settimane il prezzo del greggio ha registrato una forte flessione. Il Brent è passato da quotazioni prossime ai 100-110 dollari al barile agli attuali 75-78 dollari, registrando una riduzione vicina al 30%. Eppure il beneficio percepito da famiglie, imprese e operatori economici continua ad apparire molto più contenuto. Se a questo si aggiunge che continua ad essere operativo anche il taglio delle accise disposto dal Governo, diventa ancora più difficile comprendere perché il risparmio alla pompa non proceda con la stessa velocità con cui si trasferiscono gli aumenti quando il petrolio sale. È una situazione che alimenta dubbi e sfiducia. Perché quando il greggio aumenta ci viene spiegato che i rincari sono inevitabili e si riflettono immediatamente su carburanti, trasporti, prodotti e servizi. Quando invece il greggio crolla, i benefici sembrano sempre arrivare più lentamente e in misura molto ridotta, senza che venga fornita una spiegazione realmente convincente. C’è qualcuno disposto a spiegare perché tra la velocità degli aumenti e quella delle diminuzioni esistono sempre due tempi diversi? Perché quando il petrolio aumenta i rincari arrivano immediatamente, mentre quando diminuisce del 30% i benefici sembrano viaggiare con ben altra lentezza? Parliamo dell’energia, una delle componenti più importanti dell’economia nazionale. Per questo servono trasparenza, controlli efficaci e strumenti capaci di garantire che i benefici delle riduzioni delle quotazioni internazionali si trasferiscano realmente lungo tutta la filiera. La fiducia di cittadini e imprese si costruisce quando le regole appaiono uguali sia in salita che in discesa. Oggi, purtroppo, questa percezione non c’è. Ogni giorno Confartigianato è chiamata a confrontarsi con le domande dei propri associati. Gli autotrasportatori vanno alla stazione di servizio, fanno il pieno, anticipano i costi del carburante e tengono in movimento il Paese. Quando il petrolio sale ci chiedono come riusciranno a sostenere ulteriori aumenti. Oggi che il petrolio è sceso in maniera significativa ci chiedono cosa sia cambiato realmente.

L’autotrasporto ha dimostrato ancora una volta senso di responsabilità e rispetto delle istituzioni, sospendendo il fermo nazionale e scegliendo la strada del confronto. Una scelta che Confartigianato ha sostenuto convintamente nella consapevolezza che il dialogo sia sempre preferibile allo scontro. Ma responsabilità e pazienza non possono essere richieste sempre e soltanto a cittadini e piccole imprese. I trasportatori si aspettano la stessa serietà da tutti gli attori della filiera, dai committenti e da chi è chiamato a garantire regole chiare e mercati realmente trasparenti. C’è poi una riflessione che riguarda direttamente Taranto e sulla quale Confartigianato continua a richiamare l’attenzione da anni senza che, ad oggi, si siano registrati risultati. Il nostro territorio continua ad ospitare alcune delle più importanti infrastrutture energetiche e industriali del Paese, sostenendone da decenni l’impatto ambientale, logistico e infrastrutturale. Eppure, quando si parla di compensazioni territoriali, royalties e benefici concreti per la nostra comunità che convive con queste grandi servitù industriali, tutto sembra improvvisamente diventare più complicato e le attese del territorio restano puntualmente inevase. Eppure esistono esperienze, come quella lucana, che dimostrano come strumenti di compensazione e ritorno economico possano essere costruiti quando esiste una chiara volontà politica. A Taranto questo meccanismo è fin troppo conosciuto: quando si tratta di sostenere costi, sacrifici e servitù industriali il territorio viene considerato strategico; quando invece si tratta di riconoscere benefici, compensazioni e ritorni economici, le soluzioni sembrano diventare improvvisamente più difficili da trovare. Confartigianato continuerà a portare avanti questa battaglia in ogni sede istituzionale, perché non si tratta di una rivendicazione di categoria ma di una questione che riguarda l’intera comunità tarantina. Possibile che nessuno dei rappresentanti istituzionali del territorio, ad ogni livello e al di là delle appartenenze politiche, ritenga di dover fare altrettanto? Perché è difficile spiegare a cittadini e imprese che una provincia strategica per la produzione energetica e industriale nazionale debba continuare a sostenerne i costi senza vedere riconosciuti adeguati ritorni economici. I tarantini non chiedono privilegi. Chiedono che benefici e compensazioni arrivino con la stessa puntualità con cui, da decenni, arrivano costi, sacrifici e responsabilità. Forse è arrivato il momento di cambiare il copione.”